martedì, 27 giugno 2006


Tunng – Comments Of The Inner Chorus (Full Time Hobby)  - folktronic - ***1/2

 

I londinesi Tunng altri non sono che Mike Lindsay (elettronica e chitarra) e Sam Genders (voce e chitarra). In un periodo in cui la folktronica continua ad avanzare e ad esprimersi con nuove idee e contaminazioni, non poteva non mancare all’appello questo talentuoso duo inglese. Il loro secondo album, Comments of…, è un affascinante e piacevole incontro fra il canto armonico, una linea di suono folk acustico (principalmente svolta dalle chitarre) e piccoli e ricercati frammenti elettronici, come polveri, coriandoli colorati, vere e proprie prelibatezze glitch. In questa occasione è da notare la collaborazione di musicisti chiamati ad ampliare la scelta del suono. L’arrangiamento, inoltre,  risulta essere più convincente. Il riferimento ai maestri, sia i Books (per lo stile) che i Boards Of Canada (per gli scenari visionari), sono evidenti ed espliciti, l’uso dell’elettronica rispetto al passato è un qualcosa di sicuramente più ragionato, dosata e coordinata con criterio e buon gusto. Vere e proprie atmosfere ambient cullano dolcemente l’ascoltatore in suggestioni, viaggi emozionanti. Questo lavoro, apparentemente semplice, forse fin troppo delicato, nasconde dettagli estremamente affascinanti, scelte stilistiche valide. Proprio un bell’album.

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martedì, 27 giugno 2006


Todd - Comes To Your House (Southern / Wide)  - noise rock - ****

 

Un bel giorno Craig Clouse, dopo un glorioso passato vissuto in svariati gruppi hard-rock (Crown Roast, Negative Step, Hammerhead…) decide di fondare una band insieme a sua moglie ed alcuni amici. L’occasione è quella giusta, un tour come gruppo spalla per le mitiche Breeders. Il grande ed improvviso successo dato dalle performance live portano la band a fissare date in giro un po’ ovunque, a volte anche su palchi importanti. Quello che poteva essere un semplice esperimento, nato per sfruttare una ghiotta opportunità (un tour appunto), si trasforma ben presto in una realtà forte e consolidata. I Todd con la loro musica riescono a regalare emozioni molto forti, suoni trascinanti. Il noise rock espresso è di altà qualità,  schizofrenia e devastazione, nichilismo allo stato puro.  Due chitarre per riff energici e improvvisi, un basso, una tastiera, una batteria sbattuta con grande convinzione, alcune percussioni ed urla feroci, questa la ricetta. Disturbo e sperimentazione, senza dubbio. Questo nuovo album, Comes To Your House, rispetto al precedente Purity Pledge, appare ancora più completo e riuscito, carico di dinamismo. Una buona scoperta questa band, probabilmente in futuro ne sentirete ancora parlare.

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martedì, 27 giugno 2006


Niobe – White Hats (Tomlab/Wide)  - indiepop - ***1/2

 

Quarto album per Yvonne Cornelius, in arte Niobe, cantante e musicista tedesco-venezuelana. Dopo il successo di Voodooluba nel 2004 e dopo aver prestato la voce ai Mouse On Mars per Radical Connector, con questo nuovo disco Niobe torna con l’etichetta con cui intraprese il suo esordio nel lontano 2001, la Tomlab. Questa volta nuove scelte sonore: la priorità che aveva contraddistinto i lavori del passato, l’appassionante ricerca glitch, è messa ora in secondo piano per dar maggiore spazio ed evidenza alla splendida voce. Questa scelta avrebbe potuto costituire un rischio ai fini della buona riuscita dell’album, ma la scommessa sembra davvero esser vinta, la qualità di questo nuovo lavoro non pare per nulla essere inferiore ai precedenti. L’album affronta contaminazioni musicali diverse, si nota una maggiore semplicità nella struttura compositiva, è un album pop, meno glitch, con leggeri lampi di bossanova, gospel, ambient, folk, jazz…. Eleganza e raffinatezza, intelligenza e maturità, ottimismo e semplicità, sembra questa la strada intrapresa ormai definitivamente. Forse non tutti valuteranno White Hats come un passo in avanti per quest’artista, ma senza dubbio siamo di fronte ad un album estremamente piacevole ed affascinante.

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martedì, 27 giugno 2006


Danielson – Ships (Secretly Canadian)  - indie-rock, alt-folk  - *** 1/2

 

Dietro il nome Danielson, per questo album, si nascondono all’incirca una quarantina di musicisti. Al gruppo base, formato da Daniel Smith e i suoi fratelli, si aggiungono svariati amici ed ospiti importanti della scena alternativa, rappresentanti di generi musicali differenti (Sufjan Stevens, Why?, Deerhoof, Serena Maneesh,...). Le canzoni di quest’album, quasi tutte d’istinto folk, come doti principali hanno l’estro e l’imprevedibilità, spesso e volentieri le contaminazioni nei suoni ostacolano gradevolmente l’equilibrio spostando i confini verso indie-rock, pop, jazz e perfino glam, materializzando forti energie in un clima festoso fatto di disordine e rumore. Il tema nei testi di queste canzoni è l’amore per la vita, all’insegna di valori come l’uguaglianza, la fratellanza ed il rispetto. Gli strumenti musicali usati sono i più diversi:  basso, chitarre acustiche ed elettriche, batteria, percussioni, tastiere, fiati, violino,…. Questo gruppo a conduzione non più esclusivamente familiare, sembra si sia trasformato in qualcosa di altamente complesso e qualificato, somigliante per freschezza e buone capacità ad Architecture In Helsinki ed Animal Collective. Davvero un gran album questo Ships, estremamente piacevole.

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martedì, 27 giugno 2006


Carla Bozulich - Evangelista (Constellations) - dark-blues, folk  - *** 1/2

 

Carla Bozulich (ex Geraldine Fibbers ed ex Ethyl Meatplow) con questo disco è riuscita senza dubbio a stravolgere la psiche di molti ascoltatori. Il blues di chitarra ed organo accompagnato da una voce straziante può produrre manifestazioni di forte disturbo emotivo, momenti di meditazione sul dolore, far emergere se non già presenti forti pensieri di amoralità,  perversione, istinti suicidi (questi ultimi solo su predisposizione). La struttura musicale è apparentemente semplice, a volte volutamente irregolare, di buon livello, la voce si aggiunge come un vero e proprio strumento esaltando l’album, rendendolo unico. Il passato difficile di droga e prostituzione che ha caratterizzato la vita di Carla determina certamente una credibilità maggiore relativa all’interpretazione, le atmosfere create risultano vere e coinvolgenti come visioni di film drammatici, in bianco e nero, pronte per inghiottire chiunque sia davanti lo schermo. Tra i collaboratori di questo disco vi sono alcuni membri di Godspeed You! Black Emperor, A Silver Mt. Zion e Black Ox Orkestar, inoltre nella tracklist è presente Pissing, una cover dei Low. Sorprendente, senza dubbio, un disco che entusiasmerà gli amanti del buio.

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martedì, 27 giugno 2006


Matmos - The Rose Has Teeth In The Mouth Of A Beast  (Matador)  -  elettronica sperimentale  -  ****

 

Drew Daniel e Martin Schmidt, in arte Matmos, tornano con un nuovo entusiasmante concept album di pura sperimentazione elettronica, 10 tracce, ognuna delle quali dedicata ad un personaggio famoso. Tante ed importanti le collaborazioni per questo nuovo disco (Zeena Parkins, Bjork, Laetitia Sonami, Antony, Kronos Quartet…). Nel passato di questo duo di eccellenti artisti vi è una serie di album contraddistinti dalla ricerca di nuove vie sonore (sia elettroniche che non), di nuove combinazioni, come in The Civil War, interpretazione del tutto personale della guerra civile, o come in A Chance To Cut…, dove sono le voci degli strumenti della chirurgia estetica a parlare. Il nuovo The Rose... , forse più riuscito rispetto ai suoi predecessori, continua lo stile singolare che ha caratterizzato e resi famosi in ambito internazionale Drew e Martin. I brani proposti incontrano i generi più diversi, miscelati tra loro, lo scopo è quello di produrre visioni, veri e propri mosaici. La complessità è parte del fascino di un album sicuramente non facile da assimilare, anche per gli ascoltatori più esperti. Uno dei migliori album dell’anno probabilmente, nettamente lontano da ogni stereotipo musicale.

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martedì, 27 giugno 2006


Dresden Dolls - Yes, Virginia (Roadrunner)

 

Dietro il nome “Le bambole di Dresden” si nascondono la cantante e pianista Amanda Palmer e il batterista Brian Viglione. Con il loro secondo album, Yes, Virginia, propongono una nuova e affascinante ondata di energia sonora. Divenuti famosi col precedente album omonimo e col singolo Coin - Operated Boy (abbastanza richiesto per radio), il duo di Boston si ispira con la propria musica al cabaret tedesco anni ’20, il genere col quale esprimono la propria arte è per loro stessa definizione il punk cabaret brechtiano. Appaiono in questo modo tanto lontani dalle mode quanto originali, sia per la composizione che per i temi toccati, testi con connotazioni politiche non privi di provocazioni. Il pianoforte e la batteria sono due strumenti che vengono usati con vera sapienza e padronanza, ottimi mezzi e protagonisti per esprimere gli stati di nevrosi, le psicopatologie violente, se poi a questi si aggiunge la splendida voce di Amanda, sapientemente usata sia nei momenti di strilla ed urla (Modern Moonlight, Dirty Business,…), sia in quelli più delicati e malinconici (Delilah, First Orgasm,…), allora il risultato è sorprendente, non si può non rimanere affascinati da questo gruppo, dal loro mondo così strano.

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martedì, 27 giugno 2006


Fiery Furnaces - Bitter Tea (Fat Possum / Self)

 

Sono passati solo pochi mesi dall’uscita di Rehearsing My Choir, album ampiamente riconosciuto per la sua sperimentazione (ricordate la nonna cantante?). I Fiery Furnaces, duo composto da Matthew Friedberger e sua sorella Eleanor, ritornano con un nuovo disco, Bitter Tea, registrato nello stesso periodo del precedente. Inevitabile è allora che ci siano delle somiglianze o almeno dei collegamenti. La pazzia regna immancabilmente in questo concept, sali e scendi di ritmo improvvisi, stop e dissolvenze, ripresa dei suoni a distanza e nel tempo, registrazioni inverse, una miriade di effetti, psichedelia, frastuono, pop, calma, melodia, sprazzi blues, linea elettronica mischiata, la voce di Eleanor ritornata protagonista, i sinth (questa volta più tastiere e meno chitarra). Anche nei momenti di disordine, però, si scorge una certa logica, manifestata attraverso le scelte compositive, può risultare ancora più evidente nei ripetuti ascolti. La forte vena artistica e l’intelligenza, qualità che contraddistinguono i Fiery Furnaces, ancora una volta trovano espressione. Le scelte, questa volta più rivolte verso la melodia, fanno ritrovare un buon rapporto nella comunicazione, la vivacità del passato è riconfermata. Ancora una buona prova, divertente ed entusiasmante.

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martedì, 27 giugno 2006


The Organ - Grab That Gun (Mint , Too Pure / Self)

 

Da Vancouver una nuova interessante band, The Organ. Il gruppo, composto da cinque ragazze, tutte intorno ai venti anni, vede come leader la cantante Katie Sketch. A due anni dall’ep di debutto Sinking Hearts, il loro primo album, Grab That Gun, nel 2004, viene prodotto da Kurt Dahle dei New Pornographers. Il grande successo riscosso nel tour live, il brano Brothers, inserito nella colonna sonora di un telefilm (The L Word), l’aumento di numero dei fans, questi sono i motivi che hanno portato alla scelta di distribuire il disco, non più solo in Canada, ma anche negli altri paesi. Per questo passaggio, l’album, è stato registrato nuovamente, con una diversa produzione (Paul Forgues e Todd Simko), alla ricerca del suono perfetto. La musica delle Organ è di chiara ispirazione anni’80, le somiglianze con Cure e Smiths sono davvero molte, eppure, nonostante il loro genere non sia nuovo, stupiscono per evidenti qualità. La scena dark new wave riaperta negli ultimi anni grazie a gruppi come gli Interpol, si arricchisce così di una nuova presenza. L’ascolto di quest’album è assai piacevole, la voce di Katie è delicata e malinconica, basso chitarra e batteria sempre in buona coordinazione, così come l’organo. Non c’è che dire, un gran bell’album.

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martedì, 27 giugno 2006


Adam Green - Jacket Full Of Danger (Rough Trade)

 

Vi ricordate i Moldy Peaches? Adam Green insieme a Kimya Dawson, davvero una grande band, emozioni vive, espresse attraverso sonorità indie. Dopo quell’esperienza così importante Adam intraprese la carriera solista incontrando altri generi: pop, folk e rock racchiusi da una chiave cantautoriale. L’importanza da quel momento è rivolta ancor di più alle parole. I testi: ironia allo stato puro, per riflessioni a volte anche sul sociale, sarcasmo, leggero, o spinto fino al limite, ma sempre con dietro una grande intelligenza. Allora mi chiedo, perché siamo in così pochi a conoscerlo? È normale, forse, almeno finché la stragrande maggioranza dei consumatori (che brutta parola!) di musica continuerà a fidarsi dei consigli dati dalle classifiche tipo TRL di MTV, almeno in Italia andrà così. Ho capito, ok, ad ognuno la sua musica! Quest’album è il quarto come solista, viene realizzato con la mitica Rough Trade (etichetta storicamente rivoluzionaria nel modo di produrre, distribuire e vivere la musica). Adam è un piccolo genio, non c’è dubbio, un cantastorie moderno e vivace, di gran talento. L’altra notte, facendo zapping, ho visto il video del suo nuovo singolo proprio su MTV. Vuoi vedere che questa è la volta buona? Come dice l’imitatore di Gianni Morandi? “Dai che ce la fai!”

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martedì, 27 giugno 2006


Loose Fur – Born Again In The U.S.A. (Drag City / Wide)

 

Il progetto Loose Fur vede tra i suoi protagonisti due componenti dei Wilco (band di Chicago divenuta nota col disco Yankee Hotel Foxtrot), sono il cantante e chitarrista Jeff Tweedy e il batterista Glenn Kotche. Insieme a loro a completare il trio c’è Jim O’ Rourke, cantante, musicista eclettico, produttore richiestissimo, in passato collaboratore anche dei Sonic Youth, ebbe un importante ruolo nella scena post-rock con i Gastr Del Sol, infine una carriera solista, il disco Eureka ne è una buona testimonianza, un gioiello pop. I Loose Fur, dopo un buon album d’esordio nel 2003, ritornano ora con Born Again In The U.S.A.. Mi sono chiesto, che cosa avranno voluto dire con questo titolo? Un riferimento a Bruce Springsteen? Non credo. Nelle varie tracce si passa dal southern rock al country pop, dal progressive al rock più distorto, tutto con una naturalezza ed un’intesa da far pensare che questo sia molto più che un semplice side-project o una jam sassion tra amici, qui c’è dello stile e che stile! La batteria è protagonista indiscussa in molti frangenti, come anche i riff di chitarre violenti e improvvisi, c’è spazio anche per momenti più malinconici e meditativi. Se amate il rock e non disdegnate qualche pregevole (in questo caso) contaminazione pop, questo album vi piacerà.

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martedì, 27 giugno 2006


Casiotone For The Painfully Alone – Etiquette (Tomlab / Wide)

 

Quarto e nuovo album ricco di novità per Owen Ashworth, in arte Casiotone…. Il songwriter ventottenne americano, uno dei migliori nella scena indipendente, sceglie questa volta di allargare la sua one man band coinvolgendo nel progetto le cantanti Katy Davidson (Dear Nora) e Jenn Herbinson, i musicisti Jason Quever (Pan American Recording Studio e The Papercuts), Jherek Biscoff (Dead Science e Degenerate Art Ensemble) e Sam Mickens (Dead Science). In questo disco rispetto al passato si avverte una cura superiore nella produzione anche grazie alla scelta dell’ampliamento nella strumentazione (pianoforte, flauto, archi, drum machine, organo, synth, ecc.). In questo modo Owen può esprimersi pienamente spaziando tra i generi musicali più diversi, dal sinthpop di matrice dark al folktronic, dal pop di natura sixties alle ballate rock. La sua voce appare profonda, sicura, i suoni non nascondono lo stile lo-fi che sempre ha contraddistinto i suoi lavori. Assistiamo così ad una prova di maturità. Cosa è rimasto di quel ragazzo della California, di una cittadina vicino a Los Angeles, che amava comporre brani strambi e spartani attraverso una tastiera Casio a batterie, un registratore ed un microfono? Il grande talento e l’originalità.

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