martedì, 27 giugno 2006


Rogue Wave – Descended Like Vultures (Sub Pop)

 

Secondo disco per il progetto indie-rock nato dalla mente di Zach Rogue. A differenza del precedente Out of the Shadow, un lavoro quasi del tutto solista, Descended Like Vultures nasce dalla mente dei componenti di un vero e proprio gruppo. L’esperienza accumulata insieme nei tour ha contribuito molto alla riuscita di questo disco. Stimolante e di una certa influenza è stato per la band americana poter socializzare ed incontrare, in ambienti come quelli dei festival, altri gruppi (molto interessanti e apprezzati) come i The Shins e TV On The Radio. Il risultato di questa esperienza, quindi, è estremamente positiva, le sonorità sono creative e molto diverse fra loro (da My Bloody Valentine a Mojave 3, da Yo La Tengo ad Arcade Fire, da Nick Drake a Neil Young, si può sentire di tutto, viva la contaminazione!). Chitarra, basso, sintetizzatore, batteria ed effetti vari costruiscono brani folk, pop e rock. Prodotto da Bill Racine e dallo stesso Zach, registrato a Portland, questo è uno di quei rari album da poter riascoltare più volte, sì, perché spesso, molte volte, ci si annoia a riascoltare dei dischi, anche se nuovi, invece qui si può notare con piacevole sorpresa come un bel dipinto, un mondo strambo e colorato, di gran stile, tutto da scoprire e immaginare.

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martedì, 27 giugno 2006


Bellini – Small Stones (Temporary Residence)

 

Secondo album per Bellini, supergruppo italo-statunitense noise rock. La formazione cambia rispetto a quella del precedente Snowing Sun (2002). Durante il tour di quell’anno infatti, il batterista Demon Che (dei Don Caballero) li abbandonò nella data di Athens. Poi, come se non bastasse, alcune date degli U.S.A. saltarono a causa dell'uragano Lily. Subentra così in formazione Alexis Fleisig (ex Soulside  e Girls Against Boys), si affianca alla cantante Giovanna Cacciola ed il chitarrista Agostino Tilotta (entrambi membri degli Uzeda) e al bassista Matthew Taylor (proveniente dai Romulans). La supervisione della produzione di Small Stones, è ancora una volta affidata al celebre e stimato Steve Albini. Troviamo così dieci nuove entusiasmanti tracce, della durata totale di poco più di mezz’ora, vere e proprie esperienze di intensità viscerale, ruvide, in vero tradizionale stile noise (richiami a Sonic Youth e Shellac), ma anche innovazione, tentativo ben riuscito di coordinare lati più melodici a violente ed esagitate sferzate elettriche. La differenza nella batteria si può notare (certo è difficile sostituire uno come Demon Che), l’approccio è diverso, il risultato riuscito, buono il dialogo col basso. Cerebralmente stimolante, sapientemente ragionato, un gioiello nel suo genere.

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martedì, 27 giugno 2006


Vashti Bunyan – Lookaftering (FatCat)

 

Sono passati ben 35 anni da Just Another Diamond Day, unico album finora della talentuosa cantautrice folk inglese Vashti Bunyan. Nel 1970 infatti venne pubblicato quello che da molti è considerato un capolavoro, valutato anche tra i collezionisti. Il successo vero e proprio, la risposta da parte del pubblico, però, non è mai avvenuta. La delusione portò Vashti a rinunciare alla carriera, ma non a far spegnere la passione per la musica, per la scrittura di testi importanti. La ristampa recente di questo disco ha fatto sì che il suo nome ricircolasse improvvisamente. Probabile che nasca anche per questo motivo la collaborazione e l’incoraggiamento da parte di nomi illustri della scena alternativa attuale come Devendra Banhart, Animal Collective e Piano Magic. Così, a più di cinquanta anni d’età, una delle più importanti signore della musica folk ci propone un altro entusiasmante disco, Lookaftering, regalandoci così nuove e forti sensazioni, melodie dolci, voce sottile delicata, a volte di gioia, a volte di lieve malinconia, in uno spessore di incantevole poesia. Il suono del piano, fiati, chitarra, i violini e l’arpa (suonata dalla brava Joanna Newsom) costruiscono percorsi delicati, di forte intensità emotiva, piacevolmente avvolgenti e rilassanti. Senza dubbio un ottimo album.

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martedì, 27 giugno 2006


Why? – Elephant Eyelash (Anticon)

 

Yoni Wolf aka Why?, ex-componente dei cLOUDDEAD, dopo la scissione del glorioso trio di Cincinnati, decide di lanciarsi come i suoi ex compagni in una nuova carriera solista (a quanto sembra di tutto rispetto). Una proposta spiazzante quella di Why?, che si propone come cantautore in quest’opera. Le influenze delle esperienze precedenti in questo modo risultano quasi abbandonate. Il musicista di Oakland non si allontana in nessun istante dalla forma canzone, sceglie di usare ampiamente chitarra e pianoforte, mescola fresca e raffinata elettronica, ricevendo un buon aiuto in studio da parte di un gruppo di musicisti tra cui il fratello Josiah. Attenzione! L’ascolto di Elephant Eyelash potrebbe essere interpretato come uno schiaffo violento da chi ha amato i cLOUDDEAD, come ho già detto parliamo in questo caso di tutt’altro genere. Non post hip-hop, ma un mix di influenze in stile indiepop che lasciano vedere somiglianze verso Beck dei tempi migliori, i magnifici Pavement, il cantautorato sconosciuto ai molti ma di gran valore di Daniel Johnston. Un buon disco, scorrevole e piacevole, di leggerezza, ma anche di qualità, una compattezza ed una solidità melodica che abbaglia e sorprende.

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martedì, 27 giugno 2006


Nine Horses – Snow Borne Sorrow (Samadhisound)

 

Nine Horse è il nuovo interessatissimo progetto di David Sylvian. In questa occasione troviamo coinvolto anche l’ex Japan nonché fratello Steve Jansen, il compositore elettronico e remixer Burnt Friedman ed illustri ospiti come il maestro Ryuichi Sakamoto (al piano), il trombettista norvegese Arve Henriksen (dei Supersilent) e la sensazionale voce della svedese Stina Nordenstam. Le nove canzoni, tutte composizioni di lunga durata (solo una sotto i cinque minuti), hanno il dono di far viaggiare l’ascoltatore in vari e vasti territori. Varie anche le influenze e i generi, dalla musica world-etno al jazz per finire anche nel pop e nell'avanguardia elettronica, il tutto con una facilità incredibile, con un equilibrio ed una coordinazione esemplare. Questo disco, è interessante sapere, risulta cosmopolita in tutto. Sono accadute infatti delle strane vicissitudini legate alla produzione: registrato negli studi americani di David Sylvian (Samadhisound, stesso nome dell’etichetta per cui esce l’album), il demo per evolversi e completarsi ha viaggiato in lungo ed in largo per il globo (Filadelphia, Sidney, Copenhagen, Tokyo, Berlino, Londra, ecc.) ritardando così la sua uscita. Snow Borne Sorrow risulta davvero un lavoro ben fatto, risulterà piacevole soprattutto agli ascoltatori attenti.  

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martedì, 27 giugno 2006


The Fiery Furnaces - Rehearsing My Choir (Rough Trade)

 

I fratelli Eleanor e Matthew Friedberger, in arte Fiery Furnaces, in quest’ultimo album hanno pensato di coinvolgere, pensate un po’, la loro nonna, l’ottantenne Olga Sarantos, direttrice di coro di chiesa. Fermi come sempre nell’obbiettivo di spiazzare l’ascoltatore, il talentuoso duo indie-rock di Chicago ci propone un particolarissimo reading musicale fatto di aneddoti di vita personale e familiare, una lunga e articolata narrazione autobiografica recitata e cantata da Olga, intervallata dalla splendida ed emozionante performance vocale della nipote Eleanor e da tappeti sonori di altissima qualità dalle contaminazioni più imprevedibili. Uno scontro incontro generazionale:  suoni di loop elettronici e strumenti classici, strumenti elettrici, drum,…. I Fiery Furnaces partirono qualche anno fa con esordio sfolgorante (alcuni singoli molto creativi, un bel Lp di debutto dal titolo Gallowsbird's Bark) e proseguirono con una produzione molto allettante (come Blueberry Boat) fino ad un raccolta di singoli, b-side e rarità pubblicata nei primi mesi del 2005 , intitolata Ep. Adesso ci propongono una doppia uscita, distanziata di qualche mese, che comincia con questo loro terzo lp, indubbiamente originale.

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martedì, 27 giugno 2006


Boards Of Canada - The Campfire Headphase (Warp)

 

In questo nuovo terzo album il complesso miscuglio di suoni a cui ci aveva abituati il duo scozzese (Mike Sandison e Marcus Eoin) nel precedente e mirabile Geogaddi viene ora abbandonato per lasciare spazio alla semplicità e alla leggerezza, non rinunciando per questo all’eleganza che rimane nota distintiva di tutta la loro produzione. Suoni attenuati, ritmi semplici per viaggi ipnotici, atmosfere distese. Certo, però, davvero non è facile scordare gli album del passato, caratterizzati da ritmi ossessivi, da imprevedibili attimi di bizzarria, da trovate geniali, come non fare un paragone. Da questo nuovo lavoro forse molti come me si sarebbero aspettati un ulteriore evoluzione, nuovi sperimentazioni, ma il meglio probabilmente è già stato dato. Fosse questo il loro esordio ne parlerei sicuramente in maniera più entusiasta, infondo The Campfire Headphase è una buona espressione di ambient elettronica, ma i fantasmi ritornano, è tutta colpa loro. E se la chiave giusta per apprezzare meglio quest’opera fosse quella di pensare che ai Boards Of Canada, come anche ad altri è successo, a un certo punto della carriera è venuta voglia di cambiare, di provare nuove strade? In bocca al lupo!

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martedì, 27 giugno 2006


Broken Social Scene – Broken Social Scene (Arts & Crafts)

 

Siamo di fronte ad uno dei gruppi più importanti della scena musicale alternativa canadese. Nati da un’idea di Kevin Drew e Brendan Canning, i Broken Social Scene rappresentano un progetto di grande interesse, un incontro di artisti provenienti da più parti (Feist, Stars, The Apostle Of Hustle, Silver Mt Zion,…). Con questa terza attesissima prova i B.S.S. cercano di mantenere (anche se è davvero difficile) la qualità del precedente indiscutibile capolavoro You Forgot It In People. Giostre sonore di alta sperimentazione, incontri e scontri fra acustica, elettrica ed elettronica, giochi di chitarre e batteria, progressioni improvvise, fiati, sussurri, canti storditi, questi sono solo alcuni degli elementi che convivono e stupiscono in quest’opera. Salvo in piccoli momenti di indecisione, l’album sembra scorrere fluente, ben coordinato nei suoni e nelle voci, dimostrando punte importanti di qualità. Non è mai facile riuscire a far convivere in un gruppo personalità ed attitudini musicali così diverse, ma queste diversità anziché debolezza, si dimostrano la vera qualità che caratterizza il collettivo, che ci regala ancora una volta una notevole espressione di alt-rock contemporaneo.

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martedì, 27 giugno 2006



Constantines - Tournament of Hearts (Sub Pop)


Attraverso il precedente Shine a light, una perfetta espressione di post punk contaminato, i Constantines, promettente quintetto di Toronto, erano riusciti a farsi notare positivamente agli occhi dalla stampa internazionale. Con il loro nuovo e terzo album, Tournament of hearts, decidono di fare le cose in grande coinvolgendo nel progetto Jeff McMurrich (Sea Snakes, Hidden Cameras, Picastro) e Fat Bobby Matador (Oneida). Si intuisce la voglia di rivolgersi ad un pubblico più vasto, abbandonano infatti alcuni ornamenti sonori (forse non più utili) donando così una percepibile solidità e compattezza, le sonorità adesso sembrano prendere molta ispirazione dal rock del passato, dalla tradizione classica, l’impatto è decisamente buono,  sembra di sentire un incontro tra Fugazi e Springsteen che eccezionalmente smettono di snobbarsi a vicenda. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un album vero, anche nei testi: l’amore, le difficoltà sentimentali, l’instabilità emotiva, i rapporti complessi, l’incomunicabilità, la ricerca della verità.  Un album intenso, viscerale, di storie reali, forse la prova della maturità, ma basterà questo per consacrarli definitivamente? Lo sapremo presto.

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martedì, 27 giugno 2006


Colder – Heat (Output/Family Affair)

 

A due anni da Again, album d’esordio di indubbia qualità, Colder (Marc Nguyen Tan all’anagrafe), produttore, dj e grafico di Parigi, con il suo nuovo lavoro Heat ci propone dieci nuove affascinanti perle musicali capaci di avvolgere con un sound elettronico raffinato ed elegante ed atmosfere tanto calde e sensuali quanto intrise di inquietudine notturna. I riferimenti sono chiari, Joy Division in primis, ma anche Suicide e Kraftwerk. In alcune traccie il suono prende ispirazione anche dal trip-hop di Bristol (Massive Attack). Di Marc nell’album oltre alla voce è presente basso, chitarra e laptop. È un artista abile e talentuoso, difficile riuscire oggi a creare un buon album electro-wave, emergere dal calderone, inondati come siamo dai cloni inutili che inquinano la scena, ma soprattutto non è facile reggere un confronto con i maestri del passato. I nostalgici e gli orfani di Ian Curtis troveranno in quest’album pulsanti visioni intrise di decadenza accompagnate da una voce soffusa ed incisiva. Quest’album fa venire addirittura alla mente suoni del kraut-rock alla Neu! (non si può non notarlo in "On My Mind"). E chi pensa che l’epoca wave sia terminata dovrà ricredersi.

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martedì, 27 giugno 2006


Of Montreal - The Sunlandic Twins (Track & Field/Wide)

 

La band indiepop di Athens arriva al suo settimo album (complimenti ragazzi!) e va incontro alla definitiva consacrazione come irrinunciabile icona del nuovo pop psichedelico americano. A meno di un anno di distanza da “Satanic Panic In The Attic” esce “The Sunlandic Twins”. In quest’ultimo lavoro gli Of Montreal non si ispirano semplicemente come avevano fatto in precedenza a Beach Boys, Beatles e Kinks, ma il loro sixties-pop viene contaminato da un’ondata synth e i riferimenti wave a cui si va incontro nell’ascolto finiscono per sprecarsi (XTC e Talking Heads solo per fare alcuni nomi). Ci si rende conto che probabilmente il progetto è quello di incrociare l’indie dei Pavement con stravaganti quanto strambe partiture dance. Protagonisti della "seconda ondata" di band affiliate al collettivo Elephant 6 (insieme ad Elf Power ed Essex Green), gli Of Montreal di Kevin Barnes hanno saputo modificarsi ed evolversi musicalmente nel tempo, dapprima con lievi sperimentazioni in una serie di album a tema e infine raggiungendo una eccezionale forma di dance-pop in grado di miscelare in armonioso equilibrio linea melodica, funk e grooves. Come definirli in una parola? Irresistibili.

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