giovedì, 30 novembre 2006


The Drones - Gala Mill (Atp / Goodfellas) - alt-rock - ***1/2

 

Il terzo album degli australiani The Drones prende il titolo dal luogo in cui è stato registrato, Gala Mill, una fattoria nell’est della Tasmania. Interessante, potremmo dire. Paragoni importanti sono stati sprecati per questa band, da Sufjan Stevens ai Tindersticks, da Nick Cave a Neil Young, con un po’ di immaginazione si sarebbe potuto nominare anche il Mark Lanegan dei primi lavori da solista, subito dopo gli Screaming Trees. Ma questa non è una plagio-band, tuttaltro, in primo piano troviamo una forte personalità e carattere di tutti i componenti, a cominciare dai due fondatori del gruppo, Gareth Liddiard (cantante e chitarrista) e Rui Pereira (chitarrista). Malinconia e rabbia elettrica, profondità nei testi, impulsi assassini, rabbia e disperazione, ballate struggenti ed introspettive, paesaggi scuri. Ricchezza e cura nei dettagli, passionalità profonda, viscerale. Unico difetto il nome della band, è un po’ bruttino, ma per il resto sembra vada tutto bene. Per la prima volta troviamo la voce della bassista Fiona Kitschin (in Work For Me), insieme a lei nella sezione ritmica c’è il batterista Mike Noga. Un album abilmente suonato ed arrangiato, rock dalle tinte scure e buone capacità cantautoriali.

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giovedì, 30 novembre 2006


Morose - On The Back of Each Day (Suiteside) – slowcore, post-rock - ***1/2

 

La band ligure composta da Valerio Sartori, Davide Speranza e Pier Giorgio Storti, giunge al suo terzo album, la produzione è affidata all’abilità di Fabrizio Modonese Palombo. Dopo lo strambo La mia ragazza mi ha lasciato del 2002 ed il mirabile People Have Ceased To Ask Me About You del 2005, dopo qualche cambio durante questi anni di line-up, i Morose tornano con un nuovo album di slowcore e sperimentazione carico di forte emotività. L’inquietudine e la riflessione, tema al centro di tutto, è una pazzia o secondo voi si può accettare come proposta di pensiero? Certo che si può, in certi casi è necessario. Quest’album è a dir poco affascinante, il magnetismo ed il pathos accompagnano tutta la durata, la base elettrica è contaminata in varie occasioni, pianoforte, carillon, strani e svariati rumori, voci spettrali ed inquietanti, trombe, chitarra classica, come in veri e propri mosaici visivi oltre che sonori. Immaginate di entrare in un labirinto, è difficile trovare l’uscita, ma in mezzo all’agitazione e lo smarrimento puoi scorgere i colori che non conoscevi, e soprattutto sfumature importanti, preziose, rare. Una buona sorpresa per chi ancora non li conosceva, i Morose, un album importante e di indubbia qualità.

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giovedì, 30 novembre 2006


Joanna Newsom – Ys (Drag City/Wide) - folk - ****

 

All’età di otto anni Joanna decise di imparare a suonare uno strumento particolarmente difficile e fuori moda, l’arpa, la scelta fu consigliata probabilmente dal padre, chitarrista, e dalla madre, polistrumentista. Con gli anni sono arrivate le prime esperienze in alcuni gruppi musicali come cantante e tastierista (Golden Shoulders, The Pleased). Dopo due ep autoprodotti finalmente nel 2004, all’età di 22 anni, arriva l’album di debutto, The Milk-Eyed Mender, folk e rock in dodici canzoni di buon livello. Ora, a distanza di due anni, ritorna sulla scena con Ys, un disco in cui davvero nulla sembra sia lasciato al caso. Di rock questa volta ce n’è ben poco, sono il cantautorato ed il folk a dominare. Importanti collaborazioni hanno contribuito a questa realizzazione: Van Dyke Parks (per l’arrangiamento e l’orchestrazione), Steve Albini (engineer) e Jim O’Rourke (produttore). In Ys vengono proposti cinque brani di notevole lunghezza (la media è intorno ai 10 minuti), ci troviamo davanti scenari incantevoli e delicati, lontani nel tempo, tra la magia dei suoni e la poesia delle parole. La voce splendida di questa giovane cantante impreziosisce e caratterizza in maniera ulteriore un lavoro pregevole dal punto di vista della composizione. Non c’è che dire, un ottimo album.

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giovedì, 30 novembre 2006


Squarepusher ­- Hello Everything (Warp/Self) - indietronica - ***1/2

 

Tom Jenkinson, conosciuto al pubblico come Squarepusher, grande maestro dell’indietronica e della ricerca nu jazz, nonchè bassista di buon livello, dopo un ottimo disco come Ultravisor, ampiamente apprezzato sia dai fans che dalla critica, torna in questa occasione con Hello Everything, ci regala così un altro gioiello di rara ed infinita bellezza. Dodici tracce per il decimo album, estroso e stravagante, entusiasmante ed affascinante, tendenzialmente più melodico rispetto al passato. Miscugli jazz, blues, sogni acidi, manifestazioni eleganti di stile classico si scontrano con l’interferenza ed il disordine, il disequilibrio della modernità, abili esercizi elettronici, padronanza nel basso, sperimentazione, drum machine tarata con arte e sapienza, presenza di alcuni ricordi stilistici del passato, citazioni breakbeat, ma soprattutto voglia di acustico, una tendenza che ultimamente sembra sia tornata di moda. La contaminazione musicale, sono molti gli artisti che provano ad esporsi in questo senso, spesso, però, con risultati modesti, pochi raggiungono invidiabili livelli come quelli ottenuti da Jenkinson, un esempio per molti, unico nel modo totalmente personale di creare scenari incantevoli ed immaginari.

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giovedì, 30 novembre 2006


Uzeda – Stella (Touch and Go/Wide) - noise rock - ****

 

Sono passati ben otto anni dall’ultimo disco Different section wires, una lunga attesa, ma ne è valsa la pena. Gli Uzeda (from Catania, Sicily) sono una delle band indie più importanti del panorama italiano. Ritornano con Stella, nuovo album, ancora una volta sotto la produzione di Steve Albini (Big Black, Rapeman, Shellac,…), confermano la formula noise che li ha fatti amare dal pubblico in giro per il mondo. La durata, abbastanza breve, è di circa 30 minuti suddivisi in otto tracce. Un consiglio, se incontrate gli Uzeda non provate a nominare il “post rock” altrimenti si incazzano, come affermano loro, questa è una definizione che significa tutto e niente. In questo periodo di gestazione molteplici sono stati i progetti e gli interessi che la band ha curato e portato avanti, come il gruppo Bellini, a cui partecipano Giovanna Cacciola (voce) ed Agostino Tilotta (chitarra). A completare gli Uzeda ci sono Davide Oliveti e Raffaele Gulisano, rispettivamente batteria e basso. Stella, nonostante il nome italiano, è cantato in lingua inglese, lo stile inoltre è molto vicino a quello delle bands rock del sud degli Stati Uniti. Questo gruppo deve essere un orgoglio per l’Italia e quest’album, ricco di energia, tensione, schizofrenia, è una prova di altissima qualità.
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giovedì, 30 novembre 2006


The Blow - Paper Television (Tomlab/Wide) - indiepop - ***1/2

 

Giudicare Paper Television non è cosa semplice. Da un lato si potrebbe dire non è nulla di nuovo, assomiglia a qualcosa che hai già sentito, non lo so, sarà che ascoltiamo sempre tanta roba. Dall’altro qualcuno mi dovrà spiegare perchè diventa una fatica enorme lasciare quel disco lì, a due passi, riposto nella sua custodia. Queste tracks sono altamente contagiose e rimangono (anche contro la propria volontà) bloccate nel cervello. Il lavoro svolto da Khaela Macirich e Jona Bechtolt (in arte The Blow) è di buon livello, il suono fresco e coinvolgente, una bella formula per un gustoso alternative pop, una splendida voce femminile, inserimenti electro, qualche groove che rianimerebbe proprio chiunque, anche i più pigri, quelli che lasciano la forma del proprio corpo sul divano davanti la tv modello Homer Simpson, quelli che hanno i calli nelle mani e non perché lavorano in campagna, e neanche per colpa della masturbazione, ma per tornei infiniti di calcio alla Playstation. Il gioco è fatto, una splendida scatola cinese dove all’interno del primo pacco ne trovi un altro e poi un altro e un altro ancora, fino a scorrere tutto il disco ed arrivare alla fine, e anche se nell’ultima scatola non c’è niente di particolarmente sorprendente, richiudi tutto e come stregato ricominci daccapo.

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lunedì, 02 ottobre 2006


Micah P. Hinson - Micah P. Hinson And The Opera Circuit (Sketchbook/Goodfellas) - cantautorato folk, country - ****

 

É una delle voci più belle degli ultimi anni, Micah P. Hinson, ci regala nuove struggenti emozioni con un album composto da undici perle di ottimo cantautorato americano. Inizia col suono delle cicale, poi una chitarra, un’armonica dal suono delicato, la sua voce, sembra quella di un adulto, ma ha solo ventiquattro anni. Si potrebbe dire, solo per rendere l’idea, che assomiglia a Johnny Cash insieme a Calexico e Devendra Banhart, ma sarebbe stupida e limitata come descrizione. Micah è se stesso, in tutto il talento e la sensibilità, un songwriter dal cuore sanguinante. Seppur di giovane età, dai suoi testi si evince quanto abbia sofferto in passato a causa situazioni dure, di disagio. Poesia bucolica, rurale, amore e sofferenza, attimi cupi e spiragli di luce. Questo disco è stato composto nella sua casa di Abilene, in Texas, dove l’artista costretto a letto a causa di un infortunio alla schiena, ha deciso di invitare e coinvolgere un gruppo di amici, gli Opera Circuit, tra cui vi è il cantautore statunitense Eric Bachmann ed Henry Da Massa, con la sua armonica, presente anche nel progetto parallelo denominato Late Cord. Genio e capacità espresse in un ottimo disco dalle tinte autunnali.

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venerdì, 29 settembre 2006


Yo La Tengo - I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass (Matador/Self)  - indierock - ****

 

Un nome che è tutto un programma, “Non ho paura di te e ti romperò il culo”, questa la traduzione del titolo dell’ultimo album dei Yo La Tengo. Una delle band più interessanti della scena indierock statunitense, da diversi anni in circolazione, riconosciuti per le particolari e in più occasioni dimostrate qualità (come non ricordare I Can Hear The Hearts Beating As One). In quest’ultima prova è presente una tale longevità, forza, energia, senso creativo da fare invidia a svariate bands di giovani ventenni. Con quindici tracce per più di un‘ora di ascolto, ritorno in grande stile per la band del New Jersey. Sicuramente uno dei migliori album in una ricca discografia quello di Ira Kaplan e soci, allegro e ben costruito, vario e ambizioso. Rock and roll, pop, funk, soul, garage, wave, lounge, un viaggio in bilico tra il suono lontano dei ‘60 e ‘70 (nel brano Ronnie addirittura il rock sfrenato degli anni cinquanta) ed il moderno, un vortice di generi e stili, abilmente suonati e arrangiati. Su questa giostra di luci e colori è una gioia salire, il rischio come potrete intuire è arrivare da sobri per poi ritrovarsi completamente ubriachi. Siete pronti a questa possibilità? Altro giro, altro ascolto, gettonarsi.

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martedì, 26 settembre 2006


Oneida - Happy New Year (Jagjaguwar/Self)  - indiepsichrock - ***1/2

 

In una carriera così lunga, circa nove anni, è normale, o meglio dire naturale, che il suono di una band, in questo caso gli Oneida (from Brooklyn, New York), possa mutare. Sì, ma in quale modo? Non certo rincorrendo le mode last second, presenti inevitabilmente anche nell’ambiente indie. Gli Oneida continuano soli per la propria strada, non accettano compromessi. Alla ricerca di nuove emozioni ed espressioni visionarie, senza abbandonare, e di questo ne siamo ben felici, il tratto distintivo originario: lo squilibrio e la pazzia. Kid Millions, Hanoi Jane e Bobby Matador, giungono così al loro ottavo album, Happy New Year, decidono di accogliere in maniera definitiva un nuovo elemento, il chitarrista Phil Manley (già Trans Am). In questo disco le grandi ondate psichedeliche incontrano e spesso si mescolano con flussi diversi e a tratti irriverenti di genere folk, kraut-rock e nu-funk. Le tastiere acide in richiamo vintage, le psicoagitazioni vocali, le cavalcate sonore, elettrico contro elettronico, distorsione come alta forma di espressione e (persino) l’alternative-disco. Meno melodico rispetto al precedente The Wedding, originale e ben costruito, questo disco vi porterà inevitabilmente ad amare questa band.

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martedì, 27 giugno 2006


Tunng – Comments Of The Inner Chorus (Full Time Hobby)  - folktronic - ***1/2

 

I londinesi Tunng altri non sono che Mike Lindsay (elettronica e chitarra) e Sam Genders (voce e chitarra). In un periodo in cui la folktronica continua ad avanzare e ad esprimersi con nuove idee e contaminazioni, non poteva non mancare all’appello questo talentuoso duo inglese. Il loro secondo album, Comments of…, è un affascinante e piacevole incontro fra il canto armonico, una linea di suono folk acustico (principalmente svolta dalle chitarre) e piccoli e ricercati frammenti elettronici, come polveri, coriandoli colorati, vere e proprie prelibatezze glitch. In questa occasione è da notare la collaborazione di musicisti chiamati ad ampliare la scelta del suono. L’arrangiamento, inoltre,  risulta essere più convincente. Il riferimento ai maestri, sia i Books (per lo stile) che i Boards Of Canada (per gli scenari visionari), sono evidenti ed espliciti, l’uso dell’elettronica rispetto al passato è un qualcosa di sicuramente più ragionato, dosata e coordinata con criterio e buon gusto. Vere e proprie atmosfere ambient cullano dolcemente l’ascoltatore in suggestioni, viaggi emozionanti. Questo lavoro, apparentemente semplice, forse fin troppo delicato, nasconde dettagli estremamente affascinanti, scelte stilistiche valide. Proprio un bell’album.

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martedì, 27 giugno 2006


Todd - Comes To Your House (Southern / Wide)  - noise rock - ****

 

Un bel giorno Craig Clouse, dopo un glorioso passato vissuto in svariati gruppi hard-rock (Crown Roast, Negative Step, Hammerhead…) decide di fondare una band insieme a sua moglie ed alcuni amici. L’occasione è quella giusta, un tour come gruppo spalla per le mitiche Breeders. Il grande ed improvviso successo dato dalle performance live portano la band a fissare date in giro un po’ ovunque, a volte anche su palchi importanti. Quello che poteva essere un semplice esperimento, nato per sfruttare una ghiotta opportunità (un tour appunto), si trasforma ben presto in una realtà forte e consolidata. I Todd con la loro musica riescono a regalare emozioni molto forti, suoni trascinanti. Il noise rock espresso è di altà qualità,  schizofrenia e devastazione, nichilismo allo stato puro.  Due chitarre per riff energici e improvvisi, un basso, una tastiera, una batteria sbattuta con grande convinzione, alcune percussioni ed urla feroci, questa la ricetta. Disturbo e sperimentazione, senza dubbio. Questo nuovo album, Comes To Your House, rispetto al precedente Purity Pledge, appare ancora più completo e riuscito, carico di dinamismo. Una buona scoperta questa band, probabilmente in futuro ne sentirete ancora parlare.

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martedì, 27 giugno 2006


Niobe – White Hats (Tomlab/Wide)  - indiepop - ***1/2

 

Quarto album per Yvonne Cornelius, in arte Niobe, cantante e musicista tedesco-venezuelana. Dopo il successo di Voodooluba nel 2004 e dopo aver prestato la voce ai Mouse On Mars per Radical Connector, con questo nuovo disco Niobe torna con l’etichetta con cui intraprese il suo esordio nel lontano 2001, la Tomlab. Questa volta nuove scelte sonore: la priorità che aveva contraddistinto i lavori del passato, l’appassionante ricerca glitch, è messa ora in secondo piano per dar maggiore spazio ed evidenza alla splendida voce. Questa scelta avrebbe potuto costituire un rischio ai fini della buona riuscita dell’album, ma la scommessa sembra davvero esser vinta, la qualità di questo nuovo lavoro non pare per nulla essere inferiore ai precedenti. L’album affronta contaminazioni musicali diverse, si nota una maggiore semplicità nella struttura compositiva, è un album pop, meno glitch, con leggeri lampi di bossanova, gospel, ambient, folk, jazz…. Eleganza e raffinatezza, intelligenza e maturità, ottimismo e semplicità, sembra questa la strada intrapresa ormai definitivamente. Forse non tutti valuteranno White Hats come un passo in avanti per quest’artista, ma senza dubbio siamo di fronte ad un album estremamente piacevole ed affascinante.

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