martedì, 26 settembre 2006


Oneida - Happy New Year (Jagjaguwar/Self)  - indiepsichrock - ***1/2

 

In una carriera così lunga, circa nove anni, è normale, o meglio dire naturale, che il suono di una band, in questo caso gli Oneida (from Brooklyn, New York), possa mutare. Sì, ma in quale modo? Non certo rincorrendo le mode last second, presenti inevitabilmente anche nell’ambiente indie. Gli Oneida continuano soli per la propria strada, non accettano compromessi. Alla ricerca di nuove emozioni ed espressioni visionarie, senza abbandonare, e di questo ne siamo ben felici, il tratto distintivo originario: lo squilibrio e la pazzia. Kid Millions, Hanoi Jane e Bobby Matador, giungono così al loro ottavo album, Happy New Year, decidono di accogliere in maniera definitiva un nuovo elemento, il chitarrista Phil Manley (già Trans Am). In questo disco le grandi ondate psichedeliche incontrano e spesso si mescolano con flussi diversi e a tratti irriverenti di genere folk, kraut-rock e nu-funk. Le tastiere acide in richiamo vintage, le psicoagitazioni vocali, le cavalcate sonore, elettrico contro elettronico, distorsione come alta forma di espressione e (persino) l’alternative-disco. Meno melodico rispetto al precedente The Wedding, originale e ben costruito, questo disco vi porterà inevitabilmente ad amare questa band.

postato da: livido alle ore 07:47 | Permalink | commenti
categoria:musica, recensioni, indie, 2006, oneida